Nella giornata di venerdì 6 novembre 2015 è intervenuto, in esclusiva a “Roma Talk Radio”, Giancarlo De Sisti. Di seguito le dichiarazioni rilasciate dall’ex giocatore della Roma, che ha spaziato tra passato e presente:
«Lo sport deve necessariamente trasmettere dei valori che siano fondamentali per la crescita sana dei bambini, alcuni genitori vengono spesso concepiti come degli orchi cattivi. Non faccio battaglie, anni fa però, in relazione al ruolo che occupo in Federazione, ho avuto modo di collaborare con un grande dirigente inglese che ci ha dato degli spunti importanti in una riunione che abbiamo fatto a Coverciano. Ci ha parlato della riqualificazione della figura del genitore, che gli stessi inglesi avevano fatto in periodi anche passati. Loro avevano qualche problema, non così forte come da noi, con i genitori che influenzavano negativamente i figli. Il bambino di per se è innocente, viene su con l’educazione che gli viene data. Se un genitore rifiuta i valori sportivi anche il figlio crescerà come un prepotente, sia nello sport che nella vita. Nessuno deve esser messo nelle condizioni di essere battuto senza lottare, assolutamente no, però si deve competere con la lealtà tipica dello sportivo vero e accettare serenamente la vittoria ma anche la sconfitta. I bambini ripetono le azioni dei grandi, noi come Federazione dobbiamo riqualificare la figura del genitore. Nonostante la scuola e lo sport, i bambini trascorrono tanto tempo anche con la famiglia, e se non sono per primi i genitori a educarli, chi altro dovrebbe farlo? Molte scuole calcio sono diventate prettamente un’attività di business, la scuola non può correggere un individuo se non vi è il genitore a dare l’impronta principale all’educazione del figlio. Io vado a parlare con i bambini, anche se dico cose positive, se poi non vi è qualcuno a dare un seguito a quelle parole, dopo cinque minuti già il bambino se le sarà scordate. È un problema serio, non ci siamo fatti mancare niente tra doping e calcioscommesse, però nonostante ciò avremmo tante di quelle risorse per poter fare bene. Siamo stati pur sempre quattro volte campioni del mondo, calcisticamente parlando non siamo gli ultimi arrivati, solo che sotto l’aspetto etico e morale sarebbe auspicabile un ritorno al passato. Avrei un aneddoto da raccontarvi: l’anno scorso circa sono andato insieme a Gianni Rivera e ad altri dirigenti in un campo di periferia, nella cui tribunetta c’era un gruppo di mamme e papà particolarmente focoso. Abbiamo chiamato uno di loro, al quale abbiamo chiesto di vedere il secondo tempo insieme a noi, e gli abbiamo fatto notare che quel gruppo superava di parecchio l’asticella delle buone maniere. Il signore, osservando dall’esterno quella tribunetta, quasi si meravigliò della quantità di parolacce che sentiva pronunciare dal suo gruppo e non si capacitava del fatto che quelle cose fino a poco fa le stesse dicendo anche lui. Capite, si entra quasi in ipnosi, in uno stato di esaltazione collettiva dove si vuole solo che il proprio figlio vinca. Non è una cosa positiva che la domenica, durante le partite fra settori giovanili, si abbia paura che ci possano essere risse tra i parenti dei vari ragazzi che stanno giocando. Così il calcio muore».«Sarebbe facile dire che Dzeko, per il suo fisico imponente qualora venisse servito dai compagni, potrebbe essere un buon candidato a uomo partita. Ci sono anche Gervinho e Salah ai quali se lasci anche solo un po’ di spazio possono far male, per fortuna cercare di limitarli non sarà un problema mio ma della Lazio (risata). Lo stesso Nainggolan potrebbe risolverla con una legnata da lontano e poi c’è Florenzi, sarebbe bello che sia lui a decidere il derby, purtroppo però non è certo che giochi. Ci sono troppe incertezze per dirvi un nome preciso, sceglietene uno voi, basta che sia della Roma (risata)».




